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DON GIOVANNI – DEL LIMITE DELLA FINZIONE

Crediti
Progetto di regia Mario Autore
da Dom Juan ou le Festin de Pierre di Molière
traduzione e adattamento Antonio Piccolo
Scene Filippo Stasi
costumi Federica Del Gaudio
regia e musiche Mario Autore
con Mario Autore, Anna Bocchino, Viola Forestiero, Ettore Nigro, Antonio Piccolo
produzione Piccola Città Teatro / Associazione culturale Teen Theatre

Piccola Città teatro
DON GIOVANNI
DEL LIMITE DELLA FINZIONE

Mancanza del limite e necessità della finzione. Sono questi i due grandi temi che emergono ai miei occhi provando a mettere in piedi una versione contemporanea di Don Giovanni. Innanzitutto il mondo che vive Don Giovanni mi sembra un mondo liminale, una terra di confine. Da un lato il nostro mondo conosciuto e dall’altro l’ignoto, l’imperscrutabile regno del divino, de le ciel  che mai si palesa. Immagino dunque lo spazio come diviso in due settori: al centro il mondo conosciuto e tutto intorno l’abisso dell’ignoto. La scena si svolge dunque nell’articolazione tra questa zona centrale e il corridoio circolare che la circonda. Queste zone non esistono di per sé ma sono definite dall’utilizzo della luce. E’ la materializzazione dello sguardo “illuminista” di Don Giovanni che illumina solo alcune porzioni di realtà e ne esclude delle altre. Il nostro protagonista non può uscire dalla finitezza del suo mondo eppure è tragicamente attratto dalla buia periferia della scena, abitata dai personaggi metafisici del fantasma e della statua, sempre accompagnato dal fedele Sganarello. Questo non è un servo e basta. Costituisce con Don Giovanni una diade indissolubile, le due facce della medaglia della relazione servo – padrone. Il primo non vuole assumersi alcuna responsabilità e vive felicemente il fatto di avere qualcuno che decida sempre in propria vece. L’altro, al contrario, non sopporta alcun limite e non vuole nessun al di sopra di lui. Gli Altri, nella nostra messinscena interpretati tutti da un solo attore che è anche il musicista che esegue le musiche dal vivo nonché il demiurgo dello spazio scenico, hanno il compito di predisporre e allestire la scena affinché le azioni di Don Giovanni possano raggiungere il loro scopo, ma si configurano tutti come inciampi. Il nostro protagonista è bloccato in un funzionamento ripetitivo nei confronti delle donne, seduce e passa alla prossima. Immagino che lui abbia davanti agli occhi – a livello di fantasma – sempre la stessa donna come oggetto del desiderio e sempre la stessa donna come scarto. Per questa ragione i personaggi femminili saranno interpretati da due sole donne, che rendono visibile la ripetizione eterna di Don Giovanni che vede nel diverso sempre lo stesso. La madre è la mia visione nera di padre. Se come ci hanno detto, nel novecento “il padre è evaporato” non c’è oggi padre che tenga. E se Don Giovanni sbeffeggia Dio figuriamoci in che considerazione può tenere il padre terreno. Mi sembrava questo personaggio molto debole e rispondente più a modelli socio culturali dell’epoca che ad esigenze drammaturgiche. Ma se Don Giovanni è “venuto su così male”, se i suoi  rapporti con il genere femminile sono così devastanti, certamente ci sarà un legame interessante con la madre da indagare. Ho provato allora a immaginare la madre come una madre padrona. La immagino come una suora nera che succhia la linfa vitale del figlio legando la sua approvazione per lei al suo comportamento, laddove  sappiamo bene che l’amore materno dovrebbe essere incondizionato. O no? Vedo in questo rovesciamento originario della relazione d’amore materno l’origine del dramma di Don Giovanni e dei nostri tempi privati di un sano e vitale limite imposto da un maschile funzionante. Il funzionamento di Don Giovanni, abbiamo detto, tende a escludere l’altro reale. Egli si rapporta alle immagini – di sé come degli altri – e non tiene in considerazione la posizione soggettiva dell’altro (un esempio per tutti sono le due scene con Elvira). Emerge qui il carattere di recita che tutta l’opera ha in sé. Don Giovanni continuamente finge di essere altro da quello che è. Insieme a Sganarello si traveste. Poi, ancora, finge di convertirsi. Questo impianto di finzioni – ereditate dalla commedia dell’arte – servì a Molière per mettere alla berlina l’ipocrisia dei suoi contemporanei.  Noi ci leggiamo oggi, anche, lo sforzo che dobbiamo compiere quotidianamente per convincerci che la realtà sia diversa da quella che vediamo. E non è questo il nucleo fondante però del dispositivo teatrale? Penso dunque sia necessario chiarire –  a scanso di equivoci – la dimensione metateatrale e profondamente rappresentativa dell’operazione. Un gruppo di attori che dà inizio a uno spettacolo che parla – anche – della finzione. In questo modo si crea una ulteriore sovrapposizione tra la coppia attori/personaggi e le coppie reale/metafisico e verità/finzione.

Quantità:Tipologia:Prezzo:Descrizione:
Intero12.00 EUR
Ridotto10.00 EURUnder 30 / Over 65 / Convenzioni
Il tuo biglietto elettronico verrà inviato via email dopo il pagamento con carta o con il conto Paypal.
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Ridotto10.00 EURUnder 30 / Over 65 / Convenzioni
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DON GIOVANNI – DEL LIMITE DELLA FINZIONE

Date:
Dal 08/01/2022
al 09/01/2022
Giorni e orari spettacolo:
08 gennaio 2022 ore 20:00, 09 gennaio 2022 ore 18:00