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Il più grande del mondo

VITA E MORTE DI ARPAD WEISZ, ALLENATORE EBREO

scritto da Simone Caputo, Ilaria Delli Paoli, Rosario Lerro
con Roberto Solofria
regia Rosario Lerro
aiutoregia Ilaria Delli Paoli

disegno luci Marco Ghidelli
scene Antonio Buonocore
costumi Alina Lombardi
musiche Paky Di Maio
foto Marco Ghidelli
una produzione Mutamenti/Teatro Civico 14

 

Arpad Weisz, ebreo ungherese,  si spegne il 31 gennaio 1944,  scampando ai forni che due anni prima gli avevano sottratto la moglie e i due figli. Ottimo calciatore, nazionale ungherese ai Giochi Olimpici di Parigi nel 1924,  ma anche un grande allenatore: Weisz con l’Ambrosiana-Inter diventò nel 1929-30 il primo allenatore vincitore di uno scudetto nell’era del girone unico, che dura ancora oggi. Il record probabilmente imbattibile è quello di averlo vinto a soli 34 anni.
Nel 1938, quando era uno degli allenatori più apprezzati d’Europa, a causa delle leggi razziali fu costretto a fuggire dall’Italia, insieme alla moglie Elena e ai figli Roberto e Clara. Parigi, poi l’Olanda a Dordrecht dove Weisz riuscì anche ad allenare per qualche mese. La sua storia e quella della sua famiglia, come milioni di altre storie, finiscono ad Auschwitz.
Il nostro spettacolo nasce dall‘intento di ricordare una delle figure meno conosciute della storia del calcio, del calcio di oggi, la nostra Serie A. Ci siamo chiesti chi è stato Arpad Weisz e per quale motivo uno dei grandi personaggi degli anni ‘30 è caduto nell’oblio, al punto che i più oggi non ne conoscono neanche il nome. Il nostro spettacolo nasce dalla necessità di portare alla luce la sua storia e quella di altre persone come lui che, a causa delle leggi imposte da Mussolini, furono barbaramente costretti a rinunciare alla propria vita, per un ultimo lungo viaggio senza ritorno.

 

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